martedì 28 aprile 2015

Le origini della danza

Una sessione di Biodanza, secondo il suo creatore Rolando Toro, è fondata su "esercizi specifici ispirati al significato primordiale della danza, strutturati a partire da gesti naturali dell'essere umano e finalizzati ad attivare le potenzialità affettive che ci connettono a noi stessi, al simile e all'universo".
Per recuperare il significato primordiale della danza a cui si riferisce Toro può essere interessante attingere alle principali fonti che trattano dell'origine della danza.

Origini della danza
Moltissimi anni fa un uomo primitivo colpì con un'arma rudimentale un animale e lo uccise dopo che lo inseguiva da molte ore e tra mille difficoltà. Adesso poteva nutrirsi e coprirsi con le pelli della bestia. Era talmente contento che si mise a spiccare salti attorno al cadavere, probabilmente emettendo anche grida e grugniti. Questi movimenti, queste espressioni di gioia fisicizzate, trasmesse al corpo, furono l’inizio della danza.
L'uomo aveva dapprima  il suo nucleo familiare, poi fece parte di un clan, di una tribù, di un villaggio. Le sue reazioni erano tuttavia strettamente individuali. Saltava di gioia se vinceva una gara con la bestia, si strappava i capelli se gli moriva un figlio, si nascondeva di fronte alla violenza della natura, onorava il sole che favoriva la sua esistenza. Nei tempi le sue reazioni divennero una sorta di codice di comportamento e nella comunità vennero automaticamente codificate in quanto espressione vitale di più persone.
Tornando all'uomo che balla intorno alla preda uccisa tirando in aria clave e mazze per la gioia, al ritorno al suo nucleo familiare mostra le bistecche alla donna ed ai figli, che magari da molti giorni si
nutrivano di sole radici ed avanzi di cattivo gusto, questi a loro volta iniziano a saltare di gioia. Ecco così l'origine del ballo d'assieme.
Ragionando per estensione, questo ballo di festa diventa collettivo quando gli uomini tornano dalla caccia, quando il raccolto garantisce un buon inverno, quando la primavera rinasce. Allora tutta la gente del clan, della tribù,  del villaggio si riunisce ed esprime se stessa nei confronti della festa. Lo stesso accade per le sventure e le morti. Le percussioni scandiscono il ritmo della danza, che é essa stessa percussiva all'inizio. Si battono i piedi sulla terra, si battono le mani, si muove il corpo secondo ispirazione. Tutto é  nato spontaneamente: così come é spontaneo oggi il balletto del  calciatore che ha appena segnato un goal.
Questo “quadretto”, prendendo lo spunto da “La danza ed il balletto” di Mario Pasi, mi sembra   fotografi in maniera perfetta come la danza, intesa nel suo significato più antico, rappresenti l’espressione di emozioni e sentimenti profondi che si manifestano attraverso in movimento intriso di espressività, presenza e significato viscerale senza confini. 

Prime Testimonianze
Secondo Curt Sachs nella sua Storia della Danza le uniche testimonianze  sull'origine della danza sono quelle  che ci giungono attraverso le pitture trovate nelle rocce  all’interno di caverne, frutto dell’uomo paleolitico quando migliaia di anni fa viveva sul territorio di quella che è oggi la Francia.
Tali testimonianze sono rare e solo poche di esse permettono un’interpretazione sicura; il motivo della carenza di tali rappresentazioni è dovuto soprattutto al fatto che il pittore paleolitico creava quasi esclusivamente immagini votive allo scopo di ottenere degli effetti magici, pertanto la danza di per se stessa era sufficiente ad ottenere lo stesso risultato senza bisogno di doverla disegnare.
A questo punto le informazioni sull’origine della danza sarebbero molto poche se non potessimo avvalerci delle notizie, viceversa molto ricche, relative alla danza che i popoli primitivi della nostra epoca ci procurano. Ogni civiltà della preistoria europea trova infatti un suo esatto parallelo tra i popoli primitivi contemporanei.
Sia che le informazioni ci giungano dal periodo paleolitico o neolitico, dall’età del bronzo o del ferro, quasi sempre troveremo riscontro in qualche popolazione primitiva dei nostri giorni che ancora deve raggiungere uno stadio culturale evoluto. Quasi sempre si può dedurre il passato dal presente, quello che in Europa è seppellito sotto strati di suolo si può ritrovare in popoli di altri continenti come se il tempo si fosse fermato di migliaia e migliaia di anni.

L’uomo della preistoria non è in grado di dare una spiegazione logica, legata al processo di causa ed effetto, a ciò che succede intorno a lui.  Pertanto ritiene che siano forze misteriose e spiriti a causare la nascita o la morte,  il sole o la pioggia, la malattia, la  fame e tutti gli altri processi vitali, quindi se riuscirà a domarli con  azioni magiche questi potranno  manifestarsi o scomparire a suo piacimento.
La magia può avere luogo solo in uno stato di estasi dove l’uomo primitivo trascende divinamente  la realtà quotidiana  fino a ritrovarsi in  uno spazio dove l’io si è dissolto nell’infinito; tale stato di estasi lo fa diventare padrone della forza degli spiriti e potrà quindi operare sugli eventi della vita.

“ Essere invasato, trasfigurarsi, valicare i confini dell’umano  trasformandosi in bestie o in dio, è possibile all’uomo solo quando si trova in uno stato di ebbrezza. Soltanto nell’ebbrezza si sciolgono i
legami con la vita quotidiana allorché una forte emozione – gioia o tristezza, amore o collera o paura – prende il sopravvento, sicchè la volontà e il pensiero si spengono e il corpo, sfuggendo al loro dominio, esagera i movimenti abituali o li ordina nel ritmo della danza.”

Ogni volta che danziamo diamo origine ad uno stato di estasi sia quando danziamo con la persona che amiamo, sia quando giochiamo o festeggiamo qualche evento. Ciò accade in maniera maggiore all’uomo primitivo il quale non condizionato dalla cultura, perciò libero nell’esprimersi, risponde agli stimoli esterni in maniera violenta, brutale e incontrollata nello stesso modo in cui ai giorni nostri viene riferito da viaggiatori  presso tribù primitive di indigeni, questi spesso  raccontano di danze forsennate fino al punto di entrare in uno stato  di convulsione, totale tremolio, occhi rovesciati e svenimenti.

“Questi danzatori sono invasati nel senso proprio del termine: non solo vi è una diminuita attività della coscienza, ma uno spirito, un diavolo, un dio si è impossessato del loro corpo ed ha modificato la loro personalità. E’ così che uomini primitivi diventano demoni e gli appartenenti a sette cristiane come i Chlysry e i Mlokany in Russia si sentono transumanati in Cristo.”

“ In altri casi l’annullamento della volontà e del pensiero prende l’apparenza di uno stato ipnotico di trance; gli occhi allora si chiudono, le membra si rilassano e la più accesa frenesia lascia il posto ad una calma e a un distacco solenni”

Riccardo Cazzulo

Riferimenti bibliografici

Pasi M. (1993). La danza e il balletto. Milano: Editoriale Jaca Books s.p.a.

Sachs C. (1966). Storia della danza. Milano: Il Saggiatore.



mercoledì 1 aprile 2015

Il muro


Quanti mattoni ha questo muro?
un mattone lo metto quando non ascolto
uno quando non vedo
uno quando chiudo il cuore
e poi uno per
il pregiudizio
per il controllo
e per la discriminazione….

Con i mattoni
dell’ideologia
l’abitudine
il dogma
l’ortodossia
la politica
la razza
l’ho anche un po’ abbellito
innalzando una bella colonna sulla parte destra

Ma ho il gusto per l’estetica
e voglio anche un bell’arco sovrapposto…
arroganza
invidia
gelosia e perfezione
dovrebbero bastare

e sul lato sinistro?
relativismo
paura
pesantezza
diffidenza
chiusura
apatia
…un architetto coi fiocchi!

ora al centro
un bell’affresco…
competizione, dipendenza, apparenza e dovere…
che artista!
Naturalmente niente porte ne ponticelli
stonerebbero assai

Infine però mi accorgo di non superare mai il mio limite,
continuo ad utilizzare materiali scadenti
e dopo poche ore
quest’opera maestosa crolla sempre
…mi ritrovo allo scoperto
vulnerabile
senza pareti a proteggermi
ed in quell’attimo
gioisco nell’essere
povero e libero come un ventenne

                                       Riccardo C

mercoledì 18 marzo 2015

La Biodanza vista dai partecipanti ai gruppi

Nel 2009 l'Associazione Italiana dei Facilitatori di Biodanza (BiodanzaItalia) commissionò ad un ente terzo una ricerca su una serie di differenti tematiche relative sia ai facilitatori che ai partecipanti ai gruppi di Biodanza. All'interno della ricerca si svolse un Focus Group tra gli allievi al fine di valutare in maniera approfondita il vissuto dei partecipanti circa il proprio modo di definire la Biodanza, la presenza di eventuali cambiamenti di vita come conseguenza della pratica della Biodanza e le cause di tali cambiamenti.
Il report dei risultati della ricerca è materiale di proprietà dell'Associazione da utilizzare come strumento di sviluppo delle competenze professionali dei propri soci e al momento non pubblicabile all'esterno. Ritengo comunque che possa essere interessante per tutti gli addetti ai lavori e all'utenza fare una brevissima sintesi e alcune riflessioni sugli esiti di questa parte di ricerca.

Gli aspetti caratterizzanti della Biodanza che rimangono vivi nella percezione di chi l'ha praticata sono quelli legati alla libertà (essere se stessi e liberi dal giudizio degli altri partecipanti), allo scambio affettivo (sperimentare la  capacità di donarsi all'altro senza aspettarsi nulla in cambio), la possibilità di esprimersi in tante modalità differenti come non accade nella vita di tutti i giorni, la possibilità di recuperare uno stile di vita salutare, un luogo dove poter condividere aspetti intimi di se stessi, una disciplina dalle tante sfaccettature (ludica, pedagogica, terapeutica) dove ognuno può prendere ciò di cui ha bisogno, un luogo di scoperta di aspetti di se spesso sconosciuti o ignorati dove incontrare le proprie potenzialità e limiti e infine un luogo dove guardarsi e sostenersi vicendevolmente.

I cambiamenti principali percepiti dai partecipanti ai gruppi di Biodanza sono quelli inerenti la relazione con se stessi e con il proprio corpo mentre i principali effetti percepiti sono quelli di poter valorizzare al meglio le proprie risorse nella vita di tutti i giorni, una maggior libertà di essere se stessi percependosi anche meno bloccati nell'espressione delle proprie emozioni con gli altri, il recupero di una visione più positiva del mondo e della propria esperienza di vita, una maggior sicurezza nei propri mezzi, e un maggior coraggio nell'affrontare le sfide di tutti i giorni.

Ciò che secondo i partecipanti rende possibile questi cambiamenti sono la qualità della relazione  che avviene all'interno del gruppo (molto spesso differente da quella nella vita di tutti i giorni), il senso di appartenenza ad un gruppo che porta al centro il benessere e la qualità della vita, l'assenza di giudizio e la riscoperta del contatto fisico e affettivo come luogo di qualificazione di se stessi e fonte di autostima.


Riccardo Cazzulo

martedì 20 gennaio 2015

Sesto Forum di Biodanza Sociale e Clinica

Segnalo a tutti gli amanti della Biodanza e a coloro che sono sensibili a queste tematiche il Sesto Forum di Biodanza Sociale e Clinica che si terrà a Vicenza dal 27 febbraio 1 marzo 2015.
Un contesto ricco di conferenza, laboratori, workshops e momenti ludici.
Anche io sarò presente tra i relatori con una conferenza sulle correlazioni tra la Psicologia Positiva e il Sistema Biodanza.
Di seguito tutti i riferimenti



LA FELICITA' E' UN VALORE SOCIALE
27-28 febbraio-1 marzo 2015
Vergilius Spa Resort
Via Carpaneda 5 36051 Creazzo (Vi) www.vergilius.it
 
LA SCIENZA DELL'EMPATIA
Corpo, Emozioni e relazioni per la nuova arte della salute
 
NETWORK EUROPEO IN RETE:
FORUM INTERREGIONALE DI BIODANZA
JORNADAS DE BIODANZA CLINICA
 
IN COLLABORAZIONE CON:
FORMA MENTIS - POTENZA
SCUOLA DI BIODANZA DELLA PUGLIA
SCUOLA DI BIODANZA DEL PIEMONTE-TORINO
CENTRO REDES SCUOLA DI BIODANZA ALICANTE Y BARCELONA
SCUOLA DI BIODANZA ZARAGOZA
SCUOLA DI BIODANZA HISPANICA DI MADRID
SCUOLA DI BIODANZA AL ANDALUS DI MALAGA
SCUOLA DI BIODANZA DI SIVIGLIA
SCUOLA DI BIODANZA DI FRIBURGO
 
 
6°Forum Internazionale Biodanza Sociale e clinica
La felicità è un valore sociale
 
Direzione Scientifica: dr. Giovanna Benatti
Comitato Scientifico: Stefano La Mela*Luisa Benatti*Lucia Presentini*dr.Roberta Rosa
Andrea Spolaor*Claudia Corsini*Angelo Palfrader*Tiziana Coda Zabet
 
PREFORUM: GIOVEDI' 26/2 (10-19) -VENERDI' 27/2 (10-13)
SEMINARIO CON MYRIAM SOFIA LOPEZ (Dirett.Fondazione Colombiana
Sc.Biodanza di Bogotà)
"Danza e trance: elementi di guarigione. Principi basici di etnomedicina"
LE PRIME TRENTA ISCRIZIONI AL VALORE SCONTATO DI 50 EURO!!
(Partecipazione a numero chiuso. Costi 150 euro/ 95 euro per gli iscritti Forum)
 
Il sistema Biodanza, una pedagogia sociale per la qualità della vita e della cura 

*Tre giornate di workshop con interventi teorico-pratici per divulgare la spendibilità sociale del Sistema Biodanza
Lectio Magistralis
Laboratori
Vivencias
Conferenze
Lezioni pratiche nelle aree di:Integrazione sociale (progetti civici per l’integrazione e l’espressione di fasce specifiche della comunità umana, come terza e quarta età,immigrati, rom, progetti di Biodanza nelle carceri, 
difesa dei diritti umani)
Educazione Biocentrica (progetti di Biodanza per le famiglie/per la prevenzione e negli interventi contro la violenza intradomestica/nella scuola: progetti per l’educazione primaria e secondaria)
Educazione Biocentrica/clinica (progetti di Biodanza per l’integrazione di bambini, adolescenti e giovani immigrati/Biodanza per la prevenzione del disagio minorile in quartieri a rischio)
Biodanza clinica (progetti di Biodanza con persone con disagio psichico medio e grave, disabilità, disturbi del comportamento e disturbi neurologici/Biodanza per la riabilitazione della tossicodipendenza e dell’alcolismo/disturbi alimentari/nei progetti sociali per la prevenzione e la riduzione dello stress)
Biodanza per gli operatori sociali (progetti di riduzione della sindrome di Burn out negli operatori sociali/Biodanza nelle imprese
per la qualità relazionale volta agli obiettivi comuni)
*Interventi dei più qualificati docenti ed esperti di Biodanza sociale provenienti da: 
Italia, Brasile, Argentina, Chile, Colombia,Regno Unito, Francia, Svizzera, Belgio e Spagna
*Interventi e lezioni di: psichiatri e psicoterapeuti/esponenti del mondo accademico e dell’amministrazione pubblica
*Spazi espositivi con documentari audio/video e mostre da tutto il mondo
*Spazio arte

Questo Forum si ripropone per la sesta volta come un appuntamento importante, come uno spazio aperto e interattivo rivolto a tutti i facilitatori e i praticanti di Biodanza interessati e coinvolti ad un maggior apporto del Sistema Biodanza nella struttura della nostre comunità.
Intende proseguire ed amplificare un dibattito fertile e costruttivo sulla maggiore incidenza della straordinaria pedagogia sociale insita nel Principio Biocentrico ed offrire strumenti teorici e pratici per portare con più efficacia questo modello nelle istituzioni, nelle città e tra i cittadini.
Questo spazio rappresenta una somma dei risultati di oltre quindici anni di lavoro sociale e clinico con Biodanza promosso dal Centro Gaja Scuola di Biodanza di Vicenza e si rivolge come un appello per creare una Rete mondiale di Biodanza capace di riaffermare il valore sociale della felicità

Venerdì 27 febbraio arrivi previsti dalle ore 12 alle ore 16
Lectio magistralis e conferenza di apertura del Forum ore 16

Sabato 28 febbraio  9/21
Domenica 1 marzo 9/17

Costi di partecipazione
Iscrizione ENTRO il 30 NOVEMBRE EURO 250,00
Iscrizione DAL 1° DICEMBRE EURO 300,00
Iscrizione DAL 1°GENNAIO EURO 350,00 
La quota di iscrizione comprende tutti i laboratori, le sessioni pratiche e teoriche e workshop attivati all’interno del Forum e la pensione completa con sistemazione in camera doppia e tripla (supplemento camera singola euro 20 al giorno) da venerdì 28 febbraio  a domenica 2 marzo.
Location: Hotel Spa Vergilius, comodo agli aeroporti di Venezia e Verona e al casello autostradale di Vicenza ovest. Visita il sito del Vergilius Businnes resort 
www.vergilius.it

SCONTO 10% SULL'ISCRIZIONE UNICA DI GRUPPI DI ALMENO 5 PERSONE
SCONTO 10% ISCRITTI BIODANZA ITALIA
SCONTO 10% ISCRITTI SCUOLE DI FORMAZIONE BIODANZA
A tutti gli iscritti sarà rilasciato un attestato di partecipazione
La prenotazione si effettua tramite il bonifico dell’importo alle seguenti coordinate bancarie: Centro Gaja Banco Popolare di Vicenza Iban IT05W0503411807000000001711
Swift Code/Bic (per bonifici dall'estero: BAPPIT21D18)
La prenotazione si intende effettiva al momento dell’iscrizione tramite bonifico e invio mail di scheda di iscrizione; per nessun motivo la disdetta può essere considerata condizione di restituzione della somma versata, ma può essere eventualmente trasferita al nominativo di un altro iscritto.

A breve il programma dettagliato su: www.centrogaja.it
e su: www.biodanzaitalia.it
 www.biodanzaweb.com
Info e iscrizioni Infoline Gaja +39 0444 569702 +39 338 8992362
bio_gaja@aliceposta.it

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SCUOLA DI BIODANZA “ROLANDO TORO” VICENZA
CENTRO GAJA
Centro Gaja Associazione di promozione sociale Direzione generale: Luisa Benatti
Scuola di Biodanza Vicenza Direttore: Giovanna Benatti
Collegio Docenti: Lucia Presentini Roberta Rosa
Coordinamento Progetti sociali e clinici europei: Roberta Rosa
Operatore Responsabile Biodanza clinica e sociale: Stefano La Mela

giovedì 8 gennaio 2015

The China Study (Progetto Cina) - Lo studio più completo sull'alimentazione

Il Progetto Cina (The China Study)  è uno studio epidemiologico tra i più vasti mai compiuti al mondo e un'indagine sul rapporto tra alimentazione, condizioni ambientali, tradizioni sociali e malattie mai intrapresa in Cina, definito dal New York Times « il Grand Prix dell'epidemiologia».



COLIN CAMPBELL

Originario del Nord Virginia, da oltre quarant’anni il dottor T. Colin Campbell è un pioniere della ricerca sull’alimentazione. 
Professore di “Nutritional Biochemistry” alla Cornell University, lo studioso americano ha all’attivo una lunga carriera nell’ambito della ricerca scientifica, avendo lavorato per vent’anni nelle Commissioni della National Academy of Science e collaborato alla stesura e allo sviluppo di politiche nazionali e internazionali sulla nutrizione e la salute.
Esperto di alimentazione, ha cominciato i suoi studi in questo campo oltre 50 anni fa. Fu proprio nel corso delle sue ricerche che Campbell decise di mettere in discussione il ruolo dell’alimentazione e in particolare delle proteine animali nello sviluppo di malattie come il cancro e di studiare i dettagli biochimici della formazione delle patologie più diffuse. 
Una scelta controcorrente che avrebbe rischiato di esporlo a critiche, malgrado le sue ipotesi dal punto di vista della metodologia avessero superato il test di “buona scienza”. Quel progetto, durato ventisette anni, finì per essere sovvenzionato dal National Institutes of Health,  dall’American Cancer Society e dall’American Institute for Cancer Research.

Il documentario in italiano


  

sabato 29 novembre 2014

SALUTOGENESI. Non solo prevenire ma anche promuovere la salute

Alla base dell’azione sostenuta dalla Biodanza su individui e comunità e della prospettiva scientifica che prende il nome di Psicologia Positiva, possiamo identificare un approccio denominato salutogenesi  che coincide con un insieme di riflessioni e azioni rivolte non tanto alle cause dell’insorgenza di malattie quanto piuttosto allo studio della fonte della salute fisica, psichica e spirituale.

L’approccio salutogenico è stato concettualizzato dal sociologo della salute Aaron Antonovsky (1923-1994) il quale avendo avuto incarico dal governo israeliano di valutare lo stato di salute delle persone anziane ne stabilì dei criteri di misurazione sia fisici sia psichici. In particolare Antonovsky si soffermò sull’osservazione dell’adattamento alla menopausa da parte di donne facenti parte di differenti etnie e tra queste anche di quelle sopravissute ai campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Le osservazioni evidenziarono che queste ultime non solo erano riuscite ad adattarsi in modo coraggioso al dramma subito in tempo di guerra ma, allo stesso modo, riuscirono ad adattarsi nel proseguimento della propria vita in forma migliore anche ad altri ambienti stressanti, esse infatti erano a quel momento in un migliore stato di salute psicofisica evidenziando una spiccata capacità nel ricreare la propria vita.

Da queste evidenze le principali domande che Antonovsky si pose, furono:
Perché alcuni individui rimangono in buona salute e altri si ammalano entrando in contatto con le stesse esperienze in condizioni avverse?
Perché gli agenti stressanti non sono sempre patogeni? Quali sono i fattori che mantengono le persone sane e quelli che fanno muovere le persone verso il polo della salute piuttosto che verso quello della malattia?

Le conseguenti risposte lo guidarono verso l’idea dell’esistenza e dell’azione di fattori generativi di salute che sarebbero dovuto essere indagati allo stesso modo in cui l’approccio patogenico indaga le cause e l’evoluzione delle malattie.
E’ importante rilevare che l’approccio salutogenico non corrisponde al rovescio della medaglia di quello patogenico dove l’interesse è rivolto all’insorgenza, alla cura e alla prevenzione della malattia. Nell’approccio salutogenico, partendo dall’assunto che tutte le persone sono in parte sane e contemporaneamente in parte malate, si cerca di individuare come un individuo possa diventare più sano o meno malato.
Antonosvsky propone un modello, dove è rappresentato un continuum tra salute e malattia all’interno del quale ogni individuo si può collocare in un determinato momento con la possibilità di attivare risorse ed opportunità per favorire lo spostamento verso il polo della salute.

Salute   Malattia

Partendo quindi proprio dall’etimologia del termine gli obiettivi primari della salutogenesi sono di individuare l’origine della salute, comprendere come si crea e come può essere rinforzata.
Il focus è quindi rivolto non alle cause della malattia ma a quelle della salute. Si tratta di un nuovo paradigma che prende le distanze da quello riduzionistico tradizionale che è sintetizzabile nella definizione di terapia ancor oggi presente sull’enciclopedia Treccani in termini di: “studio e attuazione concreta dei mezzi e dei metodi per combattere le malattie”. Questo nuovo paradigma è riconducibile piuttosto alla definizione di salute che già dal 1948 si legge sulla costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS):
“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o d’infermità. Il possesso del massimo stato di salute che è capace di raggiungere costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano”.

Antonovsky scoprì che non è l’agente patogeno in se stesso che crea la malattia, ma piuttosto è il modo in cui questo si contrappone alle Risorse Generali di Resistenza  che attua la differenza. Si tratta di un coping positivo nei confronti dei fattori di stress presenti in ogni esperienza di vita, che le persone o le comunità sono in grado di attuare.   
Da queste basi Antonovsky fa quindi riferimento al costrutto del senso di coerenza dato dall’orientamento generale verso il mondo e verso il proprio futuro su tre dimensioni: cognitiva (comprensione della realtà circostante), motivazionale (elaborazione del proprio orizzonte di vita) e comportamentale (capacità di plasmare le difficoltà).
Il senso di coerenza è il fattore che permette di reagire agli agenti di stress che possono essere percepiti come sfide verso le quali attivare le proprie risorse di resistenza.
Oltre al costrutto Sense of Coherence Antonovsky elaborò, infatti, quello di General Resistance Resources (GRRs) che si riferisce "alla proprietà di una persona o di una collettività di attuare un coping positivo rispetto ai fattori di stress innati nell’esistenza umana” (Antonovsky, 1987).

Le ricerche di Antonovsky sono alla base di molteplici investigazioni successive da parte di altri autori e della nascita di concetti molto importanti al fine della promozione della salute come locus of control, resilienza, coping, autoefficacia, hardiness, flourishing e ottimismo appreso.  Tali ricerche hanno rappresentato il primo tentativo importante per sviluppare un modello teorico che prenda le distanze dai concetti di patologia e prevenzione della malattia distinguendo, di fatto, la prevenzione dalla promozione della salute.
“La prevenzione s’impegna a prevenire eventi patogenici, evitando comportamenti a rischio, mentre la promozione si occupa invece di favorire quegli elementi che possono migliorare ulteriormente la salute e il benessere a tutti i livelli” (M. Bertini, 1988).
Partendo da queste concettualizzazioni si va verso l’approccio salutogenico esteso che prende in considerazione oltre alle risorse interne anche quelle esterne delle persone costituite dalle potenzialità economiche, sociali, culturali e ambientali nell’ambito dell’ambiente di riferimento.

Riccardo Cazzulo

Riferimenti bibliografici:

Antonovsky, A. (1987).  Unraveling The Mystery of Health - How People Manage Stress and Stay Well, San Francisco: Jossey-Bass Publishers.

Bertini, M. (1988). Psicologia e salute. Roma: La Nuova Italia Scientifica.

Simonelli, I. & Simonelli, F. (2010). Atlante concettuale della salutogenesi. Modelli e teorie di riferimento per generare salute. Milano: FrancoAngeli Edizioni.


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