giovedì 5 novembre 2015

Gli ordini dell'aiutare secondo Bert Hellinger

In un seminario per addetti ai lavori di alcuni anni fa Bert Hellinger, padre delle Costellazioni Sistemiche Familiari, trattò il tema degli "ordini dell'aiutare", la modalità con la quale, secondo la visione sistemica, il counselor e il facilitatore dovrebbe operare nella relazione d'aiuto. Dei suoi cinque ordini dell'aiutare, a  mio avviso,  il secondo è quello a cui facilitatori e counselor provenienti da qualsiasi approccio e/o metodologia dovrebbero sempre fare riferimento.
Di seguito gli appunti su questa tematica.


L'aiuto serve da una parte alla sopravvivenza e dall'altra allo sviluppo e alla crescita. Sopravvivenza, sviluppo e crescita sono legati a particolari condizioni, sia interiori che esteriori. Molte condizioni esterne sono predefinite e non possono essere modificate, come ad esempio una malattia ereditaria oppure le conseguenze di determinati eventi o di una colpa propria o altrui. Se l'aiuto non tiene in considerazione le condizioni esterne, è destinato a fallire.

Ciò vale ancor di più per le condizioni interiori. Ne fanno parte: lo specifico compito personale, l'irretimento nei destini di altri membri della famiglia e l'amore cieco che, sotto l'influsso della coscienza, resta legato al pensiero magico. Ho spiegato le ripercussioni concrete di tutto ciò nel mio libro ORDINI DELL'AMORE (Tecniche Nuove, 2007) al capitolo "L'amore che fa ammalare e l'amore che guarisce: del Cielo e della Terra". A molti facilitatori il destino degli altri può apparire difficile da sopportare e vogliono cambiarlo. Tuttavia, spesso, non perchè l'altro ne abbia bisogno o lo desideri, ma perchè sono loro a non poterlo sopportare. Se ciononostante l'altro si lascia aiutare, non lo fa per necessità ma per aiutare il facilitatore. In questo modo l'aiuto si trasforma in prendere e l'accettare l'aiuto in dare. Il secondo ordine dell'aiutare consiste dunque nel sottomettersi alle circostanze e nell'intervenire solo nella misura in cui esse lo consentono, questo aiuto è discreto, ha forza. In questo caso il disordine dell'aiutare consiste nel negare le circostanze invece di guardarle negli occhi insieme a chi ha bisogno di aiuto. Voler aiutare opponendosi alle circostanze indebolisce sia il facilitatore che colui che si aspetta aiuto, oppure colui a cui viene offerto o addirittura imposto aiuto.

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